F.A.Q.

La psichiatria è un ramo della medicina poco conosciuto. Capita spesso che alcuni concetti della psichiatria vengano fraintesi o siano spiegati in modo scorretto, il che fa sì che ci siano delle leggende popolari che spaventano e che non aiutano le persone a farsi curare. In questa pagina cercherò di rispondere alle domande più frequenti circa la mia professione e le forme di sofferenza psichica.

DOMANDE FREQUENTI SULLA MIA PROFESSIONE.

Chi è lo psichiatra?.
Lo psichiatra è un medico, e perciò laureato in medicina e chirurgia, che ha poi conseguito la specializzazione in psichiatria. Questo fa sì che lo psichiatra abbia una preparazione dettagliata sugli aspetti biologici delle patologie psichiche e che, in quanto laureato in medicina, possa somministrare farmaci. Il suo intervento è solitamente focalizzato sul trattamento farmacologico, senza tuttavia dimenticare l’importanza del rapporto medico-paziente e degli aspetti psicologici che rientrano nei disturbi mentali..

Cosa fa lo psichiatra?.
Lo psichiatra si occupa della cura delle patologie psichiatriche, come ad esempio la depressione, i disturbi d’ansia, i disturbi di personalità, i disturbi alimentari, ecc.. Generalmente viene effettuata una prima visita durante la quale si effettua una raccolta della storia clinica e, se necessario, viene impostata una terapia farmacologica adeguata. Successivamente vengono effettuati dei colloqui clinici di controllo, la cui cadenza è generalmente mensile, anche se varia a seconda delle necessità cliniche e di monitoraggio della farmacoterapia..

Che pazienti cura lo psichiatra?
Lo psichiatra cura pazienti che soffrono di ansia, attacchi di panico, depressione, disturbi alimentari, disturbi psicotici o disturbi della personalità, valutando gli aspetti psicologici e biologici sottostanti e utilizzando, quando necessario, la terapia psicofarmacologica..

Che domande fa lo psichiatra?
Durante la prima visita generalmente lo psichiatra chiede di descrivere il disagio che ha portato la persona a cercare un aiuto. Successivamente si può cercare di capire quando, come e se c’è qualcosa che può avere causato la sofferenza. Molto spesso ci si sofferma anche sulle eventuali terapie farmacologiche già assunte, su malattie fisiche o presenza di disturbi analoghi a quelli lamentati a carico dei famigliari. Queste domande sono abbastanza standard e vengono proposte molto frequentemente dagli specialisti del disagio psichico, psicologo, psichiatria o psicoterapeuta che sia. Le domande successive dipendono molto da caso a caso e da specialista a specialista..

Quanto dura una visita psichiatrica o un colloquio?
I tempi delle visite dipendono da professionista a professionista. Personalmente credo che ci voglia tempo per effettuare un colloquio psichiatrico informativo e soddisfacente, perché la persona ha bisogno di tempo per aprirsi e confidarsi rispetto ai propri problemi psicologici e psichiatrici. Per questo la mia prima visita dura un'ora circa e le successive almeno trenta minuti. Vi rimando a questa pagina http://lietti-psichiatra-milano.com/servizi/ per avere più informazioni sui servizi..

Che differenza c’è tra lo psichiatra e lo psicologo?
E tra lo psichiatra e lo psicoterapeuta? Lo psichiatra è un laureato in medicina e specializzato in psichiatria, mentre lo psicologo è un laureato in psicologia senza alcuna specializzazione. Lo psicologo, per diventare psicoterapeuta, deve diplomarsi tale presso una scuola di psicoterapia riconosciuta dal MIUR (Ministero Istruzione Università Ricerca) e solo questo gli dà la possibilità di effettuare psicoterapie. Lo psichiatra, a differenza dello psicologo e dello psicoterapeuta, può somministrare terapie farmacologiche. Molto spesso lo psichiatra è anche psicoterapeuta, il che significa che può fare anche psicoterapia oltre a somministrare psicofarmaci..

Che differenza c’è tra lo psichiatra e il neurologo?
Lo psichiatra e il neurologo sono entrambi laureati in medicina, che hanno effettuato tuttavia due scuole di specializzazione diverse. Lo psichiatra è specializzato nella cura delle patologie mentali e del disagio psichico (depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi alimentari, ecc) , mentre il neurologo è specializzato nella cura di malattie organiche del Sistema Nervoso Centrale e Periferico (cervello, midollo spinale, nervi cranici e spinali, apparato neuromuscolare) e si occupa quindi di pazienti affetti da cefalea, malattie cerebrovascolari, epilessia, morbo di Parkinson, malattie neuromuscolari, demenza, ecc..

DOMANDE FREQUENTI SUI DISTURBI MENTALI
Cos’è la depressione? Come si cura la depressione?.

La depressione è una malattia molto frequente ed è caratterizzata da deflessione del tono dell’umore che si accompagna ad altri sintomi come ad esempio la perdita di piacere e interesse nello svolgimento delle attività quotidiane e ricreative (abulia), la difficoltà di concentrazione, l’insonnia, la perdita dell’appetito, ecc. Essa può insorgere del tutto spontaneamente (cioè può non essere preceduta da alcun evento spiacevole), mentre in altri casi c’è un evento scatenante, ma la reazione della persona appare sproporzionata, per intensità e/o durata, rispetto all’evento. Dal momento che può portare una grave compromissione nella vita di chi ne soffre, che non riesce più a lavorare o a studiare, a mantenere relazioni sociali e affettive, o a provare piacere e interesse in alcuna attività, è molto importante riconoscere il prima possibile questo disturbo. Questo rende possible intraprendere una terapia efficace, farmacologica e/o psicologica, a seconda del quadro clinico e di quanto ritiene opportuno lo specialista, che molto spesso porta a una completa remissione della sintomatologia depressiva..

La tristezza è uguale alla depressione? Il lutto causa la depressione?
Come ho spiegato precedentemente la depressione è caratterizzata da una costellazione di sintomi tra cui c’è anche la tristezza. La tristezza quindi è molto diversa dalla depressione, che è un vero e proprio disturbo. Per questi motivi non è detto che a seguito di un evento spiacevole, come un lutto, possa seguire un episodio depressivo. Quindi non solo la tristezza è diversa dalla depressione, ma anche la tristezza e il dispiacere successivi a un lutto possono non causare un episodio depressivo..

Cosa sono gli antidepressivi?
Gli antidepressivi svolgono un ruolo centrale nel lavoro dello psichiatra. Esistono varie classi di antidepressivi, ma quelli più noti ed utilizzati, sono gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI), ad esempio sertralina, escitalopram e paroxetina, e gli inibitori del reuptake della serotonina e della noradrenalina (SNRI), ad esempio venlafaxina e duloxetina. Questi farmaci vengono utilizzati sia nei disturbi depressivi che nei disturbi d’ansia, dove appaiano molto efficaci nella risoluzione della sintomatologia. Pur essendo appartenenti alla stessa classe, ogni antidepressivo ha una sua specificità ed unicità. Per questo motivo è molto importante che la terapia farmacologica venga prescritta e controllata da uno specialista che possa indicare il farmaco più adatto alle necessità del paziente, monitorando il dosaggio e la comparsa di eventuali effetti collaterali.

Qual è la differenza tra un ansiolitico e un antidepressivo? Gli psicofarmaci danno dipendenza?
Gli ansiolitici (es. lorazepam, delorazepam, clonazepam, ecc.) possono essere considerati dei farmaci sintomatici, in quanto in breve tempo risolvono la sintomatologia ansiosa in modo efficace, tuttavia possono creare tolleranza e dipendenza, per questo motivo devono essere assunti per un breve periodo e sotto stretto controllo medico. Gli antidepressivi invece non danno un sollievo immediato, ma hanno un effetto a lungo-termine nel controllo della sintomatologia ansiosa e depressiva; questi farmaci non danno problemi di dipendenza, nonostante questo è opportuno che la loro assunzione venga comunque effettuata sotto il controllo dello specialista.

Gli antidepressivi vanno assunti per tutta la vita?
Questa credenza è data dal fatto che i farmaci antidepressivi vanno assunti per un determinato periodo, che viene stabilito a seconda del caso e della necessità, anche dopo la risoluzione della sintomatologia acuta. In questo modo si effettua una terapia di mantenimento che, come dimostrano numerosi studi scientifici, riduce notevolmente i rischi di ricadute.